Archivio di segni
Il laboratorio ha come scopo quello di promuovere la libera espressione del segno. Quest’ultimo è qualcosa che ci appartiene e che ci abita ancora prima di essere tracciato: nasce dal nostro modo di osservare, di esitare, di scegliere.
È dunque interessante farlo emergere, perché ci permette di aprire domande che ci fanno dialogare con noi stessi e con gli “altri”, che osservano e che, a loro volta, possono aprire nuovi quesiti. Il segno è una traccia: non deve essere preciso, controllato o ricercato, ma necessita di fluire liberamente sul foglio, senza essere ingabbiato da pregiudizi autoimposti o imposti dall’esterno.
Nel concreto lavoreremo creando una sorta di archivio personale di immagini: l’idea è quella di raccogliere, all’interno di una cartelletta di carta, una serie di lavori. Partiremo da immagini suggestive, utilizzandole come reference e superando la paura di “copiare” la realtà.
L’immagine di partenza non sarà infatti un limite, ma uno stimolo: attraverso di essa il nostro segno potrà trasformare ciò che osserviamo, facendo emergere una visione personale delle cose e del mondo e portandoci a farci domande su noi stessi.
La ripetizione di un tratto o di un segno, oppure la scelta istintiva di un determinato colore senza pregiudizi, può diventare un modo per comprendere qualcosa di noi o per mettere in discussione ciò che pensavamo di sapere.
Si partirà dallo “scarabocchio” di segni e parole su un foglio, perché proprio nello scarabocchio si nasconde l’essenza del segno: un gesto spontaneo, non controllato, libero da aspettative.
Lavoreremo poi sulla parola e sul “testo”, riconoscendo anche la scrittura come un segno.
In ambito creativo non è sempre necessario ingabbiarla per renderla immediatamente comprensibile agli altri: la parola può diventare immagine, traccia, materia da trasformare e integrare nel disegno.
Creeremo immagini attraverso sovrapposizioni di texture e colori, sfruttando diversi materiali (matite grasse, grafite, temperelli e pastelli a olio) e fogli da lucido, creando effetti di trasparenza e stratificazione tra i vari disegni realizzati.
Lavoreremo inoltre su fogli color avorio: il bianco può risultare uno spazio troppo bloccante, mentre l’avorio crea una superficie più
accogliente e meno giudicante.
Le immagini create non verranno cancellate né annullate, ma si sovrapporranno una sull’altra: materia e segni passeranno attraverso gli strati precedenti, foglio dopo foglio, creando un archivio visivo personale.
L’insegnante guiderà i partecipanti nella scelta “di pancia” del colore o del materiale da utilizzare, incoraggiando il superamento della paura di sbagliare. Darà suggerimenti e stimoli senza limitare l’espressione individuale.
Lavoreremo velocemente, senza soffermarci sul dettaglio o sulla ricerca della perfezione,
favorendo così la spontaneità del gesto. NON SI PUÒ “SBAGLIARE” QUI.
Quello che normalmente viene considerato un errore è proprio ciò che ricerchiamo: una deviazione, un’imperfezione, un elemento inatteso capace di aprire nuove possibilità.
Alla fine del laboratorio ci sarà un momento di confronto collettivo: ogni partecipante potrà mostrare e commentare i lavori realizzati.
Osserveremo insieme come tra lo scarabocchio iniziale e il disegno finale, che non sarà un’unica immagine, ma il risultato di tante immagini sovrapposte, esista una coerenza nel gesto e nelle scelte personali.
L’obiettivo sarà anche quello di comprendere come non sia necessario bloccarsi davanti al foglio per paura di sbagliare. Le gomme per cancellare sono vietate.
Il laboratorio è aperto a tutti, anche a chi pensa di non saper disegnare. Non cercheremo la tecnica perfetta né il risultato “giusto”, perché il punto di partenza non è l’abilità, ma il segno e ognuno possiede già un proprio linguaggio: fatto di esitazioni, ripetizioni, gesti, scelte e piccole ossessioni.
Se c’è il desiderio di scoprirlo, o semplicemente di concedergli uno spazio, questo laboratorio vuole essere un invito a rallentare. Paradossalmente, lavorando sulla spontaneità e lasciando scorrere velocemente la mano e il pensiero, si può arrivare a una forma di rallentamento più profonda: uno
spazio in cui respirare, osservare e ascoltarsi.
Il disegno diventa così un nuovo modo di comunicare con gli altri, ma soprattutto con sé stessi.

